Un Maestro indimenticabile

Ricordi di…. Francesco Squarcia, Angelo Stefanato, Margaret Barton Stefanato, Franco Petracchi, Gianpaolo Savini, Mary Cotton, Alexandra Stefanato

Roma, Sala Borromini – L’Orchestra d’archi “Giuseppe Tartini” con il direttore Nino Serdoz ed il violinista Antonio Marchetti

FRANCESCO SQUARCIA

“Cantate… cantate!” era la ricorrente sollecitazione che il Maestro, Giovanni-Nino Serdoz, mentre scandiva il tempo con la bacchetta, pronunciava con voce calda e partecipe, rivolgendosi ai musicisti interpreti, durante lo svolgersi delle sessioni di concertazione e preparazione agli innumerevoli concerti con la Sua orchestra d’archi “Giuseppe Tartini” che prendeva appunto il nome dall’omonima associazione musicale fondata da lui a Roma.

Nessun’altra intestazione per la sua associazione musicale sarebbe stata più appropriata dato che Giuseppe Tartini nacque a Pirano d’Istria, dunque a poca distanza da Fiume, città natia del M° Serdoz. Giuseppe Tartini era chiamato “Il Maestro delle Nazioni” per aver fondato a Padova la “Scuola di Musica delle Nazioni” frequentata da allievi di tutto il mondo; quindi in piena sintonia con la cultura umanistica e dal convinto respiro multietnico dei fiumani; ma soprattutto perché Giuseppe Tartini ha lasciato nel suo testamento didattico ed in bella evidenza, la frase: “Per ben sonar bisogna ben cantar”; dunque era qui che il Maestro Serdoz attingeva l’ispirazione quando chiedeva agli strumentisti di “cantare” e profondere così tutte le interiori ricchezze emozionali e sentimentali per porgerle, attraverso una sentita partecipazione interpretativa ed una coinvolgente espressività, in una diretta ed intensa comunicazione con il pubblico.

Davvero l’Associazione Musicale “Giuseppe Tartini” è stata a Roma, per molti decenni, un punto di riferimento costante e di primissimo piano nel panorama musicale della città. Vi hanno collaborato i più prestigiosi solisti ed interpreti vari del mondo italiano e non ed il Maestro Serdoz con un repertorio a vasto raggio ha saputo valorizzare anche autori meno noti, ma non per questo meno importanti.

Mi considero un privilegiato per aver avuto l’opportunità di collaborare e dare il mio contributo all’Associazione sia come membro dell’insieme strumentale che come solista; ne sono orgoglioso e davvero ancora riconoscente anche per aver trovato in quell’ambito, un angolo di autentica “fiumanità”. Non va dimenticato che l’associazione era presieduta dal dott. prof. Luciano Muscardin, fiumano pure Lui, e quindi per me, appena giunto a Roma con tutta la mia famiglia da Fiume, era un’immensa fortuna far parte di quella realtà in cui albergava il nostro dialetto e ci si sentiva a casa.

Le pagine di storia musicale che il caro Nino Serdoz ha scritto, sono indelebilmente scolpite nella realtà di Roma capitale e lasciano oltre ad un congruo patrimonio di cultura, anche un unicum fatto di schietta, sincera, profonda, affettuosa umanità.

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ANGELO STEFANATO E MARGARET BARTON STEFANATO

Nel lontano 1962, appena arrivati a Roma, abbiamo sentito subito parlare di una società di concerti che si distingueva da tutte le altre in quanto fondata da profughi Giuliani.

Questa società si chiamava “Giuseppe Tartini”.

Non potevamo immaginare che questa associazione di amanti della musica ci avrebbe coinvolto negli anni sempre di più, personalmente e professionalmente, grazie alla dedizione e competenza del suo fondatore e direttore d’orchestra Maestro Giovanni Serdoz.

In brevissimo tempo ci siamo resi conto che si trattava di una Associazione davvero diversa.

I Concerti venivano realizzati nelle più belle chiese romane con musiche sceltissime e spesso rare e si concludevano in una specie di festa a tavola con cene altrettanto memorabili.

II repertorio dell’Orchestra Tartini era prevalentemente “lagunare”, Tartini, Vivaldi, Galuppi, Benedetto Marcello etc., poiché queste musiche erano molto legate alla terra d’origine di buona parte degli uditori.

In più, il gesto delicato e sensibile del Maestro si addiceva perfettamente a queste partiture.

Con la scomparsa di questo indimenticabile Gran Signore di altri tempi, il vuoto nel mondo musicale di Roma è rimasto incolmabile, mentre il nostro “Nino” resterà sempre nei nostri cuori.

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FRANCO PETRACCHI

Caro Roberto, una ricorrenza significativa per noi musicisti che abbiamo conosciuto il maestro Nino Serdoz. Per me lo è in maniera particolare, perché mi riporta indietro nel tempo. L’incontro con il Maestro coincide con il mio primo concerto importante: forse eravamo nel 1959- 60. Sentendo parlare di un giovane musicista talentuoso mi invitò a suonare, al Teatro dei Servi, il concerto di Haendel (trascrizione dall’oboe).

Da quel momento i nostri incontri musicali furono assidui: Dragonetti, Bottesinì, un’infinità di altre musiche, che lui, bravissimo trascrittore, orchestrava.

Un musicista colto, severo, sensibile, sempre pronto a soddisfare le esigenze di noi solisti. Roma musicale gli deve molto. Aveva creato l’orchestra “Tartini” con la partecipazione di bravi musicisti romani, lieti di suonare sotto la bacchetta di un appassionato signore, raffinato musicista.

I concerti della “Tartini” con il Maestro Serdoz rimarranno indelebili nel mondo di tutta la nostra generazione.

Caro Roberto, hai avuto un gran Papà.

Con affetto Franco.

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GIANPAOLO SAVINI

Ho conosciuto il Maestro Giovanni Serdoz nel lontano 1971, allorché entrai nell’Orchestra Sinfonica della Rai di Roma.

Con altri colleghi della stessa Orchestra iniziai a partecipare con grande entusiasmo e piacere ai concerti con il complesso cameristico “Giuseppe Tartini”, da Lui fondato e diretto.

Il ricordo del Maestro mi riconduce nel cuore all’idea della creatività e del “divertimento” musicale intenso nel senso più elevato del termine.

Nei suoi concerti era preponderante, rispetto ai vincoli della vita professionale con i suoi pro e contro, il senso del “far musica” in libertà ed amicizia.

Mi auguro per ciò che in ogni epoca vi possano essere sempre uomini capaci, con grandi o piccole strutture a disposizione, di creare “oasi” di tale qualità.

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MARY COTTON

Conobbi il Maestro Serdoz nel 1971.

Arrivai in Italia con la carriera musicale ben avviata. Tuttavia non fu facile guadagnarmi la fiducia in Italia suonando l’oboe, uno strumento di frequentazione prettamente maschile all’epoca.

Il Maestro Serdoz non esitò a concedermi il palcoscenico e così collaborai con l’Orchestra Tartini dove mio marito Gianpaolo Savini già suonava da tempo.

Il M° Serdoz era sempre pronto a offrire partiture sconosciute al pubblico romano, ed il suo aiuto fu prezioso nel farmi apprezzare sulla scena musicale italiana.

Ricordo sempre il suo entusiasmo e la serenità che impartiva quando si stava per entrare sul palco.

Nessun divismo, solo un sincero desiderio di condividere la musica con amici.

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ALEXANDRA STEFANATO

Ricordo con grande commozione il mio primo concerto come solista con orchestra, diretto dal Maestro Giovanni Serdoz e lo ringrazio ancora oggi per la grande fiducia accordatami in quell’occasione.

Egli mi diede così la possibilità di presentarmi nella chiesa di San Marco in Piazza Venezia a Roma a soli 18 anni, appena diplomata.

Mi fu affettuosamente vicino durante le prove, paziente e prodigo di preziosi consigli. Non potrò mai ringraziarlo abbastanza per questo. Quel concerto rimane il ricordo più emozionante della mia vita e segnò l’inizio di molte altre partecipazioni all’attività della Società Tartini.

Proseguendo nella vita professionale posso dire di non aver più incontrato nel mondo musicale una Personalità così carismatica e come me molti colleghi della mia generazione.

Caro Maestro, ci manchi molto