Da: AVVENIRE – Domenica 13 aprile 1975
IN PROGRAMMA 4 GRANDI DELLA MUSICA E UN SEMISCONOSCIUTO
Il clavicembalo e il quartetto
Alda Bellasich un’autentica sorpresa – Oggi pomeriggio la replica al “Caravita”
(V.C.) Il quartetto d’archi «Giuseppe Tartini» e la clavicembalista Alda Bellasich sono stati i protagonisti del concerto che l’associazione musicale Giuseppe Tartini ha presentato nell’Oratorio del Caravita. Un concerto eccellente per la bravura dei protagonisti e per il gusto che ha caratterizzato ancora una volta la scelta del repertorio. In programma quattro grandi della musica, Rossini, Mozart, Haydn e Beethoven e un autore semisconosciuto della seconda metà del 700, Rosetti, di cui è stato eseguito il secondo di un gruppo di sei quartetti che proprio la «Tartini» ha rispolverato e presentato, quasi come primizia, al pubblico romano.
I violinisti Antonio Marchetti e Bruno Novelli, il violinista Emanuele Catania e il violoncellista Nicolò Oliva ne hanno assai bene riproposto la freschezza e la musicalità. Cosi come hanno reso lo spirito rossiniano nel successivo quartetto del maestro pesarese, lirico nell’andante centrale e scintillante nel rondò.
Un’autentica bella sorpresa la partecipazione della clavicembalista Alda Bellasich. Una solista di ottima scuola, dal tocco preciso e raffinato. Ha eseguito di Mozart il concerto in sol maggiore per clavicembalo e archi, per il quale ha composto in perfetto stile le cadenze e le fioriture delle variazioni. Un’altra prova di preparazione e di eleganza ha dato nel successivo divertimento di Haydn e in un preludio che ha offerto al pubblico rispondendo al caloroso applauso.
Il programma si è chiuso con un classico del genere quartetto: il numero 6 dell’opera 18 beethoveniana. Una pagina di grande importanza, perché appartiene al primo lavoro di grande impegno del musicista, che si aggancia innegabilmente alle esperienze di Mozart e di Haydn. Ed anche perché il quartetto è un mezzo espressivo molto congeniale a Beethoven, che trova in esso i presupposti per l’ampliamento contrappuntistico del discorso e al tempo stesso per la riflessione intimistica.
Il quartetto «Tartini» ha fornito con esso un’ennesima dimostrazione della fusione e del livello individuale, soprattutto nello scherzo e nell’allegretto finale, in cui sono emersi il virtuosismo e la cantabilità di Marchetti. Un lungo applauso da parte del pubblico non molto numeroso, ma (è il caso di sottolinearlo) scelto. Per gli assenti la possibilità di rifarsi nella replica di oggi pomeriggio. Un’occasione da non perdere.