Biografia di Giovanni (Nino) Serdoz

Giovanni (Nino) Serdoz nacque a Fiume il 7 maggio del 1909. Effettuò gli studi musicali alla scuola di musica di Fiume e successivamente al Conservatorio “Giuseppe Tartini” di Trieste.
Studiò violino e viola con il maestro Serra Zanetti, conseguendo il magistero a pieni voti appunto presso il Conservatorio Musicale di Trieste.
In seguito all’esodo giuliano-dalmata, alla fine della seconda guerra mondiale, lasciò la sua città natale e con la famiglia si trasferì a Roma.
Nel 1950 fondò l’Associazione musicale “Giuseppe Tartini” con la omonima orchestra d’archì che rimase attiva fino al 1994.
Morì a Trieste il 10 ottobre 2004.

Il Maestro Giovanni (Nino) Serdoz e la sua “Tartini”

di Amleto Ballarini (Presidente della Società di Studi Fiumani)

A poco a poco le generazioni che hanno vissuto l’esodo fiumano, istriano e dalmata si stanno estinguendo, dopo aver affidato la memoria storica della propria cultura e delle proprie drammatiche scelte alle associazioni che hanno creato, sostenuto e animato, proprio al fine di non perdere mai quel grande patrimonio di vita sofferta nel silenzio compatto, inspiegabile e ingiustificabile dei libri di storia.

La Società di Studi Fiumani, con il proprio archivio-museo di Roma, opera ancora oggi a tal fine; lo stesso per cui, sempre a Roma, sorse nel 1950, ed ebbe molto successo per oltre quaranta anni, l’orchestra “Giuseppe Tartini’’ e l’associazione omonima.

La storia occupa i vuoti della conoscenza, ma la musica entra nell’anima cullando le nostre memorie e i nostri sentimenti. La prima si conserva negli archivi, l’altra deve trovare un cuore e uno spirito che la interpreti.

L’Archivio Museo di Fiume e la “Tartini” hanno colmato in buona parte i vuoti che la Patria italiana, pur rappresentata da uno stato libero e democratico, parve ignorare fino al 10 febbraio del 2004, quando finalmente venne approvata dal Parlamento una legge che tutela il diritto alla nostra memoria tramite i musei e gli archivi delle nostre associazioni culturali, al fine di tramandare alle future generazioni la tragica storia delle terre perdute.

A Trieste, proprio il 10 ottobre di quello stesso anno, il maestro Giovanni Serdoz chiudeva gli occhi per sempre.

Nessun esule mai avrebbe potuto sostituirlo. Serdoz era la “Tartini”; Serdoz e la sua musica erano l’anima di Fiume che riviveva in esilio.

Era nato a Fiume il 7 maggio del 1909. I suoi genitori erano morti precocemente e pertanto visse la propria infanzia con gli zii Antonia e Stefano. Abitò a Fiume nel quartiere Braida, in via Manzoni. Effettuò gli studi musicali alla scuola di musica di Fiume e poi, quasi preconizzando il proprio futuro, al Conservatorio “Tartini” di Trieste.

Studiò violino e viola con il maestro Serra Zanetti, conseguendo poi il magistero a pieni voti appunto presso il Conservatorio Musicale di Trieste.

Studiò contrappunto e composizione con il maestro Marcello Tyberg; scrisse numerosi saggi di critica e di estetica musicale per vari quotidiani.

Autore del libro “Famiglia ideale”, un originale trattato di strumentazione per i ragazzi, consulente musicale esterno presso il Centro di Produzione TV di Roma, ha lasciato interessante materiale inedito inerente varie tematiche di carattere musicale, soprattutto fu il fondatore e il direttore dell’Orchestra d’Archi “Giuseppe Tartini” di Roma.

Proprio per questa sua appassionata attività artistica, per i suoi 682 concerti, coronati da straordinari successi, caratterizzati da un repertorio raffinato e prezioso, spesso originale, da presenze di solisti di fama internazionale, da una direzione eccellente di rara valentia, ebbe la nomina di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

La Società di Studi Fiumani lo ha inserito fra i suoi soci onorari, un lungo elenco di fiumani che praticando discipline in campi diversi hanno onorato nel mondo la città perduta, sempre apprezzati e stimati da quanti hanno avuto il privilegio di conoscerli.

Grazie anche ad essi il nome magico e italiano di Fiume riesce a resistere all’usura del tempo, superando il tormento insanabile per la città perduta e le ricorrenti, ciniche distrazioni dell’unica patria che gli esuli, a larga maggioranza, hanno sempre voluto.

Il giovane Serdoz a Fiume non passò inosservato; i talenti erano sempre riconosciuti. Gli venne pertanto affidata la direzione dell’orchestra del GUF, l’unica organizzazione universitaria sostenuta e ammessa dal regime di allora.

Sempre più apprezzato da intenditori e amanti della buona musica che nella “città di vita” di italiana e dannunziana memoria non mancarono mai, ebbe successo anche nella vicina Abbazia, vero tempio della musica dove cittadini e nobili dell’impero austroungarico, forniti d’ottima cultura in materia, seguirono con interesse i primi passi del nostro Serdoz nel mondo dei concerti dove seppe distinguersi alla guida di un apprezzato quartetto omonimo insieme a Wanda Tiberg, a Mary Klinz Kubelik ed Elsa Claricini.

Ancora ad Abbazia suonò nella sala della famosa villa Angiolina sotto la direzione impeccabile di Franz Lehar, quella bacchetta magica e quel compositore destinati a diventare quasi leggenda fino ai nostri giorni.

Il 20 aprile 1941 sposò nella chiesa dei Cappuccini, Liliana Callimici, abitando poi con lei in via Pomerio fino al dopo guerra. A Fiume nacque nel 1942 la figlia Marisa e dopo l’esodo, a Roma nel 1951, il figlio Roberto, entrambi destinati a diventare valenti medici. Nell’esilio romano, il dolore profondo ma composto per la tragedia subita, l’esodo e la perdita della terra natia, si tramutò in energia costruttiva e vivificante.

La musica divenne voce consolatoria, fonte e calore di vita nuova, crogiuolo di speranze, fiaccola di rinascita per gli esuli e così nel 1950 nascono l’Associazione “Tartini” e l’orchestra d’archi “Tartini”. L’associazione nasce come attività culturale musicale, ricostituita dagli esuli fiumani-giuliani-dalmati. Porta il nome di un incomparabile violinista istriano, quale fu Giuseppe Tartini.

Superate con grande tenacia varie difficoltà, arriva gradualmente a importanti traguardi.

Svolge attività concertistica di alto livello grazie all’oculata scelta dei vari brani in repertorio da parte dell’ottimo direttore d’orchestra, alla perizia dei musicisti stabili e alla partecipazione per ogni concerto di solisti di fama internazionale.

L’ispiratore, l’ideatore, il fondatore, è lui, il maestro Nino Serdoz.

Intorno a sostenere, ad alimentare quel fuoco, la migliore intelligenza, la fedeltà e la fede degli esuli dalle terre giuliano-dalmate.

Nell’associazione musicale fiumana tutti si prodigarono al massimo, con passione: dai presidenti Vasco Lucci, Arturo de Manieri, Vincenzo Brazzoduro, Aldo Depoli, Aldo Justin, Vinicio Vicentini, Luciano Muscardin, al segretario Egeo Zelko, ai collaboratori Olga, Perone e Trezio Baptist, Erio Justin e tanti, tanti altri.

Molto apprezzato il quartetto stabile per molti anni, Antonio Marchetti e Bruno Novelli (violini), Emanuele Catania (viola), Nicolò Oliva (violoncello).

Complesso, questo, di ragguardevole livello per la seria professionalità degli strumentisti.

Pur mutando, in parte, la composizione negli anni, il maestro scriveva orgogliosamente della sua “Tartini”: “Evidente nelle esecuzioni di insieme una impeccabile dosatura della sonorità e del ritmo, una fusione perfetta, una musicalità frutto di impegni interpretativi validi perché ogni strumento sa sottomettere il proprio estro alle esigenze di un perfetto equilibrio artistico“.

Ma l’artista, l’animatore è Serdoz ed ecco una progressione di successi di incredibile valore.

A Roma e in varie città italiane eseguirà con la sua orchestra memorabili concerti, raccogliendo consensi di pubblico e di critica per oltre quaranta anni.

Le sue interpretazioni con la partecipazione di solisti di fama internazionale raccolsero costanti consensi. Particolarmente apprezzata la sua impeccabile riscoperta di un vasto repertorio barocco troppo a lungo ignorato.

Caratteristica della “Tartini” infatti fu un intelligente contributo alla rinascita di pagine rare della musica cameristica del XVIII secolo, pagine talora quasi sconosciute eppure bellissime.

Inconsueti gli autori, le scelte di programma, inconsueti anche gli organici. Denominatori comuni di questi concerti, tutti barocchi, la grazia, la freschezza delle composizioni, la ricchezza di idee musicali. Grandi i riconoscimenti della stampa per questa operazione culturale di ampio interesse. Grandi i consensi del pubblico.

Il “Tempo” di Roma del 28 maggio 1976 scriveva: “Non occorre uscire dall’Italia per combinare insieme un buon flauto con fagotto, violino, viola, violoncello e clavicembalo in formazioni diverse.
Ce lo ha dimostrato il maestro Serdoz, direttore dell’Associazione musicale “Tartini”, della Lega Fiumana di Roma (che possiede anche un’ottima orchestra da camera), che punta tutto sulla qualità.
I solisti sono sempre accuratamente vagliati; ammirevole la loro coesione, interessanti le musiche con punte di inediti, altra prerogativa dell’orchestra Tartini, brillante la direzione di Serdoz.
Ecco il consuntivo di un pomeriggio al Caravita non speso invano fra sei strumenti (Chirivì, flauto; Romani, fagotto; Mori, violino; Calmieri, viola; Mascellini, violoncello; Rosa Klarer, clavicembalo) goduti a trio, quartetto, quintetto a seconda del gusto timbrico inventato dai rispettivi musicisti.

Se la “Tartini” esegue con accurata e rigorosa disciplina artistica musiche rare e preziose insieme che risultano quasi sempre escluse dai programmi musicali correnti, questa scelta raffinata si deve al maestro, alla sensibilità di artista e di interprete di Nino Serdoz, e il successo conseguito è frutto della sua egregia bacchetta.

II panorama degli autori eseguiti nei numerosissimi concerti è comunque amplissimo, dal ’500 sino ai giorni nostri. La “Tartini”, sotto la prestigiosa guida del maestro Serdoz, si prodiga nei più ardui cimenti, sempre con risultati brillanti e positivi.

Bene inserita e molto stimata nel panorama musicale romano e nazionale, l’orchestra coinvolge artisti di fama internazionale.

Difficile ricordare e celebrare le illustri presenze cui il maestro Serdoz offrì la magia della sua bacchetta, accomunante gli orchestrali ed irradiante un’armonia piena di equilibrio e calibratura.

Ma non si possono non rammentare alcuni momenti che, anche singolarmente, testimoniano il prestigio della “Tartini” e del suo grande direttore.

Così ad esempio una manifestazione di alto rilievo rendeva solenne la venticinquesima stagione per la presenza del celebre violoncellista Massimo Anfitheatrof.
Con un programma dedicato preferibilmente ai compositori del ’600 e del 700, l’archetto di Anfitheatrof, noto nei maggiori teatri del mondo, manda in visibilio il pubblico presente, sollevando vivo entusiasmo soprattutto in alcuni passaggi di ardua maestria: il suo violoncello canta, ora sommesso ora seducente, ma sempre in perfetta armonia con l’orchestra e nella magia avvolgente di Serdoz la cui direzione mette in chiaro la tecnica brillante, la preziosità dei suoni, la chiarezza dei disegni, l’armonia sublime dell’insieme.

Altro momento di musica altissima l’incontro di Franco Ferranti, primo clarinetto dell’orchestra sinfonica della RAI di Roma con il brillante quartetto della “Tartini”, i violini Antonio Marchetti e Bruno Novelli, la viola Emanuele Catania e il violoncello Guido Mascellini.

In repertorio capolavori della letteratura clarinettistica, Mozart e Brahms.

Magistrale la direzione di Serdoz nella contrapposizione dialogica degli strumenti, nell’alternanza delle stupende voci esenti da sbavature, nel fraseggio ricco di coloriti, di sfumature. Stupendo il clarinetto.

“Imprescindibile voce orchestrale, ingrediente fisso per gli impasti più ricchi ed efficaci, evocatore di atmosfere innumerevoli, in virtù della sua estesa gamma di inflessioni dalla tenerezza, alla tristezza, al grottesco, all’ironia, il clarinetto ha anche un ruolo cameristico di grande prestigio.

Ne sono garanti autori come Weber, Wagner, Verdi, Rossini, Debussy e Ravel, Dallapiccola e Petrassi, per non parlare di Mozart e Brahms.

Franco Ferranti è stato l’eccellente solista e con lui ha brillato il quartetto stabile della ‘Tartini’ sotto l’ottima guida del maestro Nino Serdoz”.

Così nell’ampia recensione de “L’Avvenire” apparsa in grande rilievo nell’edizione romana del giornale.

Con il concerto di Angelo Stefanato, primo violino dell’orchestra della RAI di Roma e poi dell’Accademia di Santa Cecilia, solista tra i più quotati nei principali teatri d’Europa, America, India, Persia, e della pianista Margaret Barton, Serdoz aggiunge alla “Tartini” un’autentica perla.

Il palpitante fremere della tastiera sotto l’ampia, tenera arcata del violino, i filati sublimi di un moto perpetuo e inebriante, le meraviglie della tecnica, l’incantevole linguaggio dell’interpretazione: non fu successo, fu un trionfo.

I giornali scrissero: “… un duo senza rivali”, “uno splendido duo”, e non parlavano solo di meraviglie della tecnica, ma del sublime linguaggio dell’interpretazione: i due strumenti sembravano addirittura aver perso i reciproci confini per penetrare l’uno nel cuore dell’altro.

E come non ricordare il contributo all’orchestra di Serdoz dell’arpista Maria Selmi Dongellini, prima arpa solista dell’orchestra sinfonica della RAI di Roma, con Giuseppe Selmi che suona mirabilmente la viola da gamba. Il calendario artistico 1978 della Tartini riservò questa piacevole sorpresa all’ambiente musicale romano; “Selmi scopre la viola da gamba” – si legge nella recensione de “Il Tempo” di Roma – “il violoncellista pur non ripudiando lo strumento originario che gli ha dato tante soddisfazioni nella intensa e brillante attività concertistica in tutto il mondo ha offerto un breve ma fugace diversivo appassionandosi alla viola da gamba, strumento rinascimentale e barocco di cui ha scoperto risorse timbriche, tecniche espressive impensabili”. Sempre nel 1978 un recital di grande interesse. La Tartini presenta al pubblico la violinista sovietica Yvette Grigorian docente di violino presso il conservatorio musicale di Mosca, eccellente musicista per una tecnica brillante e raffinata protesa all’esecuzione dei più spericolati virtuosismi. Il tutto, esaltato da una grande sensibilità interpretativa, porta la Grigorian ad esprimere, con lo slancio di tutta l’anima, il mondo dei sommi compositori e il proprio delicato mondo interiore.

Gli eventi da segnalare sono davvero molti, ma come non ricordare il maestro Serdoz mentre si “tuffava”, come dissero i critici, con la perizia e l’arte direttoriale che lo distingueva, nell’inconfondibile stupenda terza sinfonia salisburghese, eseguita dall’orchestra “Tartini” con una brillantezza fresca e gioiosa.

Come non ricordare i trionfali consensi che accomunarono Serdoz, l’oboista Gianfranco Fardelli, primo oboe dell’orchestra sinfonica della RAI di Roma e l’ottima orchestra Tartini.

Successo fu anche l’intervento delle soliste di clavicembalo Maria Clotilde Sieni e Lidia Silvestrini con il quartetto “Tartini”. Tutti armoniosamente legati dalla sapiente direzione di Serdoz che rendeva perfettamente lo spirito, i contenuti, la forma delle partiture barocche, con eleganza, con emozionante fraseggio, con la percezione più profonda e sensibile delle polifonie strumentali ivi racchiuse.

E ancora partecipi ai concerti di Serdoz il violinista bulgaro Edward bolidi, la pianista Ornella Puliti Santoliquido, Franco Petracchi, primo contrabbasso solista dell’orchestra della Rai- Tv di Roma. Fu proprio al teatro De’ Servi, sede abituale dell’istituzione musicale fiumana, che Franco Petracchi suscitò l’entusiasmo più vivo del numeroso pubblico quando eseguì le composizioni di Virgilio Mortari create per lui. I critici scrissero: “sotto le dita di acciaio di Petracchi, il Paganini del contrabbasso, l’austero strumento ha davvero messo le ali. Il perfezionamento della tecnica esecutiva gli ha permesso la realizzazione di passi d’alta velocità, ottimamente intonati e la ricca fluorescenza di quei suoni che lo strumento distilla dal suo tronco come ambra preziosa”.

In un’altra circostanza il duo Stefanato-Petracchi, con il contributo dell’orchestra e la preziosa direzione di Serdoz, offrì ancora momenti di emozionante ed alta musica quando eseguirono il “Gran Duo” di Bottesini.

E che dire del brillante concerto Serdoz – Cotton alla sala Borromini di Roma, quando l’oboista inglese Mary Elisabeth Cotton mise in luce le sue pregevoli qualità tecniche ed espressive passando anche al corno inglese facendosi molto applaudire per la sicurezza e la dolce espressività della sua esecuzione.

Pregevole anche il suo concerto con la cantante americana Irene Oliver nel quadro delle manifestazioni del “Settembre tiburtino” alle quali il maestro Serdoz con la sua Tartini era stato calorosamente invitato.

Presenze importanti nei concerti di Serdoz furono quelle di Mariolina di Sabatino, prestigiosa flautista, Hirotsugu Kakinuma, eccellente chitarrista, Luigi Alberto Bianchi, il mago della viola, Daniela Petracchi, sublime violoncellista, Gianpaolo Savini dell’orchestra sinfonica della RAI di Roma, valente liutaio a livelli internazionali, Alexandra Stefanato, incantevole violinista, Arrigo Tassinari, per molti anni primo flauto solista alla Scala di Milano sotto la bacchetta di Arturo Toscanini.

Tutti trovarono nel direttore Nino Serdoz un valido appoggio, un caloroso collaboratore, una eccellente guida umana e professionale.

Anche per quanto concerne i cantanti operistici e da Camera, mentre nella consuetudine dei concerti vocali solitamente il cantante si accompagnava al pianoforte, l’istituzione musicale fiumana si avvalse dell’orchestra, grazie alla generosa, encomiabile, intelligente fatica del maestro Serdoz che, con grande competenza, curò l’adattamento e la trascrizione delle singole composizioni per canto con accompagnamento dell’orchestra d’archi.

Eccellenti i concerti del soprano Ingy Nicolai, cantante da camera e autentica concertista di fama internazionale e del cantante triestino Ettore Gerì noto nell’ambiente operistico e da camera per l’inconfondibile timbro della sua voce di basso profondo. Sempre in primo piano nel panorama musicale italiano, la “Tartini”, nel 1978, nel mese di luglio, nella ricorrenza dei centocinquant’anni dalla morte di Schubert, a riprova dell’efficienza dirigenziale, della vitalità e del tempismo organizzativo dell’istituzione musicale fiumana presentò musiche di Schubert con la partecipazione del grande violinista Antonio Marchetti.

Nel secondo centenario della morte di Giuseppe Tartini, Serdoz non venne meno all’appello e presentò in repertorio suggestive composizioni dell’autore istriano. Non mancarono le trascrizioni per archi di alcuni brani, operazione tecnica rivelante un serio impegno artistico e una profonda competenza musicale.

Chiuse la stagione 1978-’79 uno stupendo concerto del Trio d’Archi “Rondò” con l’eccellente viola del fiumano Francesco Squarcia, protagonista di altri concerti memorabili. Ascoltare le musiche di Giardini, Boccherini e Mozart fu un’occasione di godimento dello spirito sopraffina per la perfezione tecnica, la sublime interpretazione degli spartiti, la squisita sensibilità esecutiva del nostro amico a noi tanto caro.

Nella stagione 1980 in calendario alla “Tartini” anche il violinista Uto Ughi.

I veri musicisti sapevano dove poter fare buona musica.

Non è facile sintetizzare la prodigiosa attività della “Tartini” e del suo indimenticabile direttore Nino Serdoz per quanto risulta dalle carte che il maestro ha diligentemente raccolto ma merita ricordare ancora un momento di magica bellezza, quella bellezza spirituale, quell’armonia per cui l’anima gioisce e canta.

E il 18 luglio del 1976, siamo a Porto Ercole, nella storica piazza di Santa Barbara, trasformata in un teatro all’aperto con le presenze austere della storia e il dominante spettacolo della natura, del mare.

Circoscritta dalla luce discreta delle torce, la piazza assume un aspetto suggestivo con riflessi di toni e chiaroscuri degni della più bella scenografia e del più sapiente regista.

Una folla enorme, cinquecento o seicento persone; è presente anche la regina d’Olanda. Il concerto rivela una ineccepibile preparazione che non conosce difficoltà tecniche, un affiatamento encomiabile tra gli strumentisti, una preparazione superba dell’oboista Gianfranco Pardelli e una direzione chiara, autorevole, brillante: quella del maestro Nino Serdoz.

Voglio chiudere con una memoria del maestro stesso, memoria che ho trovato tra le ricchissime carte che la famiglia del maestro ha messo gentilmente a disposizione della nostra Società di Studi:

l’ultima domenica di gennaio, nel tardo pomeriggio, un passante non frettoloso avrebbe potuto notare a Roma nel tratto che intercorre tra via del Corso e piazza Sant’Ignazio un movimento insolito di persone convergenti verso l’oratorio del Caravita… gente di tutte le età… parlavano in dialetto veneto: erano triestini, istriani, fiumani, dalmati, diretti all’appuntamento con la Tartini… dolce il cadenzare del dialetto veneto… in programma con la Tartini la musicista fiumana Alda Bellasich e il flautista Leonardo Angeloni: il segreto della grazia in un clima d’incanto… La Lega fiumana di Roma ha offerto alla Bellasich un mazzo di rose…

In queste, come in altre parole del maestro i grandi amori di Serdoz, la musica e la sua Fiume adorata e perduta.

Io quel giorno non c’ero, ma sento che in quel pomeriggio di mezzo inverno, nel cielo un po’ freddo di Roma, echeggiava, con le note della musicista fiumana, proprio l’anima di Fiume. Il canto del nostro futuro, la voce delle nostre speranze.

AMLETO BALLARINI

Presidente della Società di Studi Fiumani