Da AVVENIRE – Martedì 25 maggio 1976
ALL’ORATORIO DEL CARAVITA
Inconsueti anche gli organici
Una caratteristica dell’associazione musicale «Giuseppe Tartini» è l’autentico contributo alla riscoperta di pagine rare della musica cameristica del diciottesimo secolo: pagine talora quasi sconosciute e pure bellissime, la cui interpretazione meriterebbe un pubblico certamente più numeroso di quello che frequenta il centralissimo oratorio del Caravita. Un concerto esemplare e significativo, in questo senso, è stato quello di cui sono stati protagonisti l’altra sera il giovane primo flauto del teatro dell’Opera Francesco Chirivì, il fagottista Sergio Romani, il violinista Ottorino Mori, il violista Antonino Palmeri, il violoncellista Guido Mascellini (tutti affermati «prime parti» dell’orchestra sinfonica della Rai di Roma) e la clavicembalista Rosa Klarer.
Inconsueti gli organici (praticamente tutte le combinazioni possibili di questi sei strumenti), oltre che gli autori e le pagine in programma. Denominatore comune, di questo concerto tutto barocco, la grazia e la freschezza delle composizioni, la ricchezza di idee musicali. L’atmosfera un tantino salottiera, ma mai scontata e di maniera. Così la sonata in mi minore per flauto, violino, viola, violoncello e cembalo di
J. B. Quentin; o il quartetto in do maggiore per fagotto e archi di François Devienne, noto a suo tempo più come flautista che come fagottista, ed anche apprezzato compositore; o la sonata in si minore per violino, violoncello e cembalo di Tommaso Antonio Vitali; o il divertimento per archi di Dittersdorf; o infine la suite per flauto, violino. violoncello e cembalo di un anonimo (italiano?) del settecento.
Tutti bravi gli esecutori; degni di particolare menzione Chirivì per la sonorità e l’intonazione e Romani per il fraseggio.
