Da: IL TEMPO – Martedì 27 Maggio 1975 (R. Bonv.)
(R. Bonv.) — Quando sono di scena il violino di Angelo Stefanato e il pianoforte della moglie. Margaret Barton, non rimane che scrivere sotto dettatura, perché sono essi a muovere e guidare la penna. Sonata K. 301 di Mozart: una trama rara e vivace di fili robusti in contrappunto, tessuta con sicurezza di tasto e arco terso nelle venature rococò. Sonata in sol minore di Debussy: perfetta intesa di due anime sposate per dar vita a sensazioni quasi tattili del suono, a un nitore di note spaziose, audaci, movimentate come il mare («Allegro vivo») tanto caro all’autore, per scherzare voluttuosamente o cantare con raffinata, inebriante dolcezza («Intermezzo»), per guizzare, sfrecciare e poi indugiare emozionate fino a riprendere la corsa liscia, divertita, saltellata («Finale»). Ma c’è anche di più; con la Grande fantasia op. 159 in do maggiore il tipico mondo romantico di Schubert è balzato in avanti, inchiodando totalmente l’uditorio al palpitante fremere della tastiera sotto l’ampia, tenera arcata del violino; con morbidi passaggi verso l’andatura rapsodica ecco snodarsi l’«Allegretto», perfetto in ogni battuta del suo dramma modulato, nei «filati» sublimi di un moto perpetuo cristallino e inebriante al punto che non vorresti avesse fine. Quanto canto nel tema dell’«Andantino» appassionato! e poi le variazioni, policrome, sfumate, frementi, che cedono a una conclusione librata verso l’infinito. Inutile parlare di meraviglie di tecnica, quando questa è di gran lunga superata dal linguaggio dell’interpretazione: nella famosa Sonata a Kreutzer di Beethoven i due strumenti sembravano addirittura aver perso i reciproci confini per penetrare l’uno nel cuore dell’altro; e ciò è appunto il segreto di quest’opera, in cui non esiste un primo e un secondo. Inutile parlare di successo, perché è stato addirittura un trionfo, all’Oratorio del Caravita per la stagione della Associazione «Giuseppe Tartini». coronato dallo «Scherzo» della Sonata di Dvorak come bis.
